Sebastião Salgado, fotografo umanista

Sebastião Salgado nasce ad Aimorés, in Brasile, l’8 febbraio 1944. Fotoreporter umanista, che è stato più volte nominato fotografo dell’anno. Dopo una formazione da economista e dopo aver fatto parte di una missione in Africa, decide di intraprendere la carriera da fotografo, realizzando nel 1973 un reportage sulla siccità del Sahel e sulle condizioni di vita dei lavoratori immigrati in Europa. Entra nell’agenzia Sygma, documenta la rivoluzione in Portogallo e la guerra in Mozambico. L’ingresso nell’agenzia Magnum nel 1979 segna ancora di più il suo percorso, realizza reportage fotografici che denunciano sempre più il divario tra paesi ricchi e paesi poveri, esaltando nelle sue fotografie la dignità di un’umanità sofferente. Nel 1994 fonda, insieme a sua moglie Lelia Wanick Salgado, una struttura completamente dedicata al suo lavoro e ai suoi scopi documentativi e sociali, Amazonas Images,  dove si occupa soprattutto di reportage di impianto umanitario, impiegando anni ad affrontare tematiche di ampio respiro.

Salgado intraprese lunghi viaggi, raccontati in volume pubblicato nel 1986, con il titolo di “Autres Ameriques”, che raccoglie moltissime fotografie frutto dei numerosi viaggi compiuti in America Latina, tra il 1977 e il 1984: un susseguirsi di immagini racconta con grande forza la persistenza delle culture contadine e indiane in quelle terre. L’intensità delle fotografie in bianco e nero, il loro impatto emotivo, tutto impaginato da Lélia Wanick Salgado. Il libro ha ricevuto il Premier Livre Photo, ed è stato un grande avvenimento editoriale. Durante gli anni successivi Salgado concepisce e realizza un progetto sul lavoro nei settori della produzione. Il risultato è la pubblicazione di un progetto intitolato La mano dell’uomo, uscita nel 1993 e tradotta in sette lingue, accompagnata da una mostra presentata in oltre sessanta musei di tutto il mondo.

 

The Outskirts of Guatemala City, Guatemala,  1978

Autres Ameriques5

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I suoi scatti, dunque, attirano l’attenzione su tematiche importanti e molto toccanti, come la povertà e gli effetti distruttivi dell’economia di mercato nei Paesi in via di sviluppo. Un’altra delle sue raccolte incentrata su questa tematica è ambientata nella miniera d’oro della Serra Pelada, in Brasile, dove migliaia di persone, giunte da tutto il mondo, sono ritratte mentre si arrampicano fuori da un’enorme cava su scale a pioli, costretti in un certo senso dalla loro povertà, a caricare sacchi di fango che potrebbero contenere tracce del metallo.

All’inizio della realizzazione del progetto Genesis, Salgado voleva ottenere il massimo dalle sue immagini, ma con le misure di sicurezza instaurate negli aeroporti di tutto il mondo, in conseguenza degli attentati nel 2001, le pellicole avrebbero dovuto attraversare varie volte i raggi X, che avrebbero fatto perdere qualità alle pellicole stesse e quindi al vantaggio qualitativo che avrebbe dovuto derivarne; per cui il fotografo ha deciso di utilizzare una Canon 1Ds Mark III, riducendo il peso previsto del materiale sensibile con schede digitali. La mostra che ne è risultata, Genesi, è stata esposta in varie città del mondo, fra cui, per l’Italia, Roma, Napoli, Milano, Forlì e Genova.

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