Anders Petersen, persone unite dal filo dei sentimenti

“Chi sono io? La risposta a queste domanda non è molto importante, perché la domanda stessa è più interessante di qualsiasi risposta. Vorrei saperne di più di me stesso e degli altri, dei sogni, degli incubi,  le ferite e  i ricordi che ci assillano. La fotografia è una sorta di filosofia che riesco a trovare dentro di me. Non è una religione, anche se suona come se lo fosse. La fotografia è incontrare le persone in un viaggio per capire me stesso”.

 

Anders Petersen (3 maggio 1944) è un fotografo svedese. È noto in particolare per i suoi lavori molto intimi e personali in bianco e nero, il suo lavoro è ossessionato dall’essere umano nella sua forma, dall’ enigma che lo accompagna e dalla solitudine e la profondità dei sentimenti che lo caratterizzano. Le sue immagini sono spesso avvolte da una sorta di tristezza poetica, dove la morte appare sempre presente, pronta a sbucare e farsi largo per prendere il sopravvento della scena. Per tre anni dal 1967 al 1969 ha documentato gli abituali frequentatori notturni, tra cui prostitute, travestiti, alcolizzati, amanti e tossicodipendenti del Café Lehmitz, in Germania. Nel 1978 le fotografie sono state pubblicate da un libro edito dalla tedesca Schirmer/Mosel. Café Lehmitz è da allora considerato un libro seminale nella storia della fotografia europea, così come Petersen che viene riconosciuto per la sua capacità di trovare un linguaggio comune con perfetti sconosciuti; redige un ritratto commovente di un’umanità alla deriva attraverso l’intensità di sentimenti sommersi nei volti delle persone.

Io so che per fare buone foto è necessaria la giusta distanza, devo avere un piede dentro e un piede fuori, il mio problema è che, alla fine, ho sempre due piedi dentro!“.

 

Petersen prosegue la sua indagine nei carceri, nei manicomi e nelle case per anziani e per un lungo periodo, vive proprio in una prigione di massima sicurezza per fare le fotografie del libro Fangelse (1984).   Il suo lavoro, spesso rappresentato in maniera cruda e dura, ma sempre avvolto nella sua poetica,  ci costringe a riflettere su situazioni e persone che la maggior parte di noi di evita a priori per paura o fastidio, focalizzandosi  sulla tenerezza, la bellezza e l’umanità comune che ci contraddistingue.

Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa delle sue opere.

http://www.anderspetersen.se/

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