William Eggleston, un’attenzione per il banale

Fino alla fine degli anni sessanta, la fotografia a colori era usata in particolare nella pubblicità, mentre nell’ ambito artistico  era poco apprezzata da critici e fotografi. Così è stato almeno fino all’ arrivo di William Eggleston (Memphis, 27 luglio 1939), uno dei più importanti artisti contemporanei ed è inoltre, uno dei pionieri della fotografia a colori. Cominciò ad avvicinarsi a quest’arte nel 1950, infatti è proprio in questo periodo che acquistò la sua prima Leica iniziando a  sperimentare la fotografia a colori. Fondamentali sono gli artisti che lo hanno guidato ed appassionato: Walker Evans e Henry Cartier-Bresson. Eggleston ha nobilitato il colore servendosi di un processo di stampa chiamato dye transfer. La tecnica è stata brevettata dalla Kodak negli anni quaranta e già allora era considerata molto costosa. Nel dye transfer i negativi di partenza sono in bianco e nero, e sono stampati in tricromia, attraverso appositi filtri che sviluppano un’ampia gamma di rossi, blu e gialli. Eggleston l’ha scoperta viaggiando negli Stati Uniti, per la precisione in un piccolo laboratorio di Chicago. Con il dye transfer si ottiene una profondità quasi materica delle immagini e una straordinaria intensità dei colori.

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Fu dunque tra i primi a sdoganare questo tipo di fotografia, che fino dall’ inizio degli anni ’70 era considerata esteticamente poco rilevante, e scioccò il mondo dell’arte con una memorabile esposizione al Museum of Modern Art di New York nel 1976. Essere un pioniere però non è stato facile, la sua mostra era stata demolita dai critici, che lo avevano accusato di volgarità per il suo uso di colori ‘pacchiani’. Il New York Times la aveva definita “la peggiore mostra dell’anno”. Il tempo, però, ha dato ragione a Eggleston. Rifiutando le tradizionali gerarchie dell’arte visuale William Eggleston considera che qualunque oggetto è degno di interesse. Il suo “occhio democratico” lo invita a fotografare tutto ciò che ci è familiare ma in una maniera totalmente inconsueta. Le sue fotografie sono cosi’ : apparentemente banali, una semplice registrazione a colori di cio’ che lo circonda. Ma luce, composizione e colori seguono un disegno preciso.

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